Condivido con voi il pensiero che ho voluto scrivere a mia nipote Benedetta in occasione della sua Cresima.
“Il vento soffia dove vuole e ne
senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è
chiunque è nato dallo Spirito” (Giovani 3,8)
Lo Spirito Santo è libero e dona
libertà.
Carissima Benedetta
oggi hai ricevuto la confermazione
nello Spirito Santo, Spirito di Libertà.
Gli uomini, attraverso le leggi dello
stato, ti riconosceranno maggiorenne solo a 18 anni.
Dio, attraverso il sacramento della
Cresima, ti ha già riconosciuta adulta, in grado di decidere per te
stessa (come sempre Dio si fida dell'umanità più di quanto gli
uomini si fidino di loro stessi!).
Il mio augurio per te è, quindi, di
maturare sempre più nella consapevolezza che il nostro Signore Gesù
Cristo ci vuole persone felici perchè consapevoli e libere.
Prima di scegliere informati, studia,
rifletti, prega, chiedi consiglio, ma alla fine decidi tu: non
permettere che nessuno lo faccia al posto tuo!
Il Signore ti considera capace di
scegliere e ti ha donato lo Spirito Santo, Forza d'Amore per farlo
sempre mantenendo il cuore aperto.
Come tutti quelli della sua generazione - nati nei primi decenni del novecento - ha sperimentato la seconda guerra mondiale con annessa deportazione nei campi di lavoro.
Era rimasto orfano bambino e, forse proprio per compensare questa mancanza di “focolare”, ha sempre amato infinitamente sua moglie e i suoi figli dedicando la vita per il bene della sua famiglia.
Era un uomo semplice lo zio Attilio, non aveva potuto studiare, ma amava i bambini e ci faceva divertire quando eravamo piccoli recitandoci delle poesie e organizzando delle piccole sorprese.
Parlava a volte delle sue esperienze in guerra, ma mai in maniera drammatica. Le sofferenze – l’ho capito da adulta - si intravedevano in filigrana dietro il racconto di episodi allegri o buffi. Ma noi bambini, allora, non pensavamo al dolore e ridevamo delle facce ridicole che faceva sgranando gli occhi, gesticolando e modulando la voce.
Amava la natura lo zio Attilio e, fino a quando ha potuto, ha fatto lunghe passeggiate nei boschi e nei campi dedicate a raccogliere funghi, erbette e altre prelibatezze che zia Nilda cucinava maestralmente. Mi stupiva come riuscisse a trovare quei frutti della terra abitando in un quartiere di città e spostandosi per lo più a piedi: mi faceva pensare che avesse occhi che sapevano vedere cose che sfuggivano ai più.
Nella sua vita e nella sua malattia lo zio ha sempre cercato di vivere con benevolenza: sembrava fosse una sua dote innata, ma ora so che vivere con amore è anche e soprattutto scelta, non solo inclinazione.
Adesso che la sua avventura terrena si è conclusa, posso dire che la sua è stata una vita evangelica per la semplicità, la positività e l’allegria, per l’amore e la dedizione completa alla sua famiglia.
Questi sono i doni che lo zio Attilio ci ha lasciato, doni di amore che permettono alla sua vita di superare la morte, perché l’amore vince la morte e una vita vissuta per amore non muore!
Come premio speciale per la tua vita d’amore, caro zio, hai avuto il dono di morire nella tua casa circondato dall'abbraccio di tua moglie, dei tuoi figli e di tutti i tuoi cari.
Ora, dopo lunghissimi anni, avrai il dono speciale di ritrovare anche l’abbraccio della tua mamma.
“Credo nello Spirito Santo che è
Signore e dà la vita.”
Lo Spirito Santo è Signore come il
Padre e come il Figlio.
Signore in italiano,
Dominus in latino,
Kyrios in greco
Adonai in ebraico... una parola per
riferirsi a Dio senza pronunciare il suo nome proprio: il tetragramma
sacro!
Lo Spirito Santo, essendo Dio come il
Padre e come il Figlio, dona la vita.
In greco esistono due parole per
definire la vita.
Bios = l'arco biologico che ha un
inizio, un'evoluzione, una maturità, un declino ed una fine.
Zoe = la vita spirituale che può
evolvere continuamente, anche quando la nostra dimensione biologica
declina.
Lo Spirito Santo dona la zoe cioè la
vita piena e senza tramonto, che continua anche oltre la fine della
nostra vita biologica che è mortale. A proposito! Non avete mai
notato che “vita mortale” è un ossimoro?
Tutti
desideriamo una vita piena: non ci
accontentiamo, non siamo mai sazi di amore, di bellezza, di pace.
Gesù ci dice che la sua missione è
donarci una vita abbondante (Gv 10,10).
Il cristiano è chiamato ad agire
secondo lo Spirito Santo, Spirito di Vita che promuove sempre la vita.
L'amore di Dio è come acqua viva che
nutre la nostra vita.
Tutti quelli che sono guidati dallo
Spirito di Dio sono figli di Dio e noi – ci dice San Paolo nella
lettera ai Romani - abbiamo ricevuto lo Spirito di Dio che ci rendi
figli di Dio (Rm 8, 9-14).
La figliolanza con Dio ci apre ad un
rapporto di confidenza, di libertà, di fiducia nel Suo Amore che ci
consente uno sguardo nuovo verso tutti gli altri esseri umani visti
come fratelli e sorelle; e non solo verso gli esseri umani: ricordate
il Cantico delle Creature di San Francesco?
Come diceva don Andrea Gallo di Genova
ai ragazzi delle sue comunità: non siete obbligati a pregare il Padre
nostro, ma se decidete di recitarlo ricordatevi che chiunque
incontrate è un vostro fratello, una vostra sorella. Da qui non si
scappa!!
Dopo molti, troppi mesi mi è venuta voglia di scrivere un post che dica qualcosa del mio percorso spirituale.
E' questo un tempo di grandi cambiamenti e di riscoperta della spiritualità, dopo anni di scorpacciata materialistica nei quali anche nella vita dei credenti la fede era emarginata in angolo nascosto ad occhi indiscreti.
La fluidità della struttura sociale e dei rapporti, ma soprattutto del pensiero, ci porta a rivedere il nostro modo di vivere la fede. Percepiamo l'inadeguatezza di una visione dogmatica che, se anni fa potevamo accettare abbastanza tranquillamente, ora dà l'impressione di essere fuori dal tempo.
Si sente con sempre maggior intensità l'esigenza di confrontarsi con altre esperienze che hanno conservato in questi millenni una maggiore tensione verso la dimensione spirituale della vita, non appiattendosi sulla prassi o su una visione solo morale della fede.
Alla luce di queste riflessioni desidero proporvi la visione di un film che contiene molti spunti interessanti: I giardini dell'Eden.
Alessandro D'Alatri, il regista, immagina gli anni che precedono la vita pubblica del Rabbi di Nazareth. Gesù ha viaggiato fino in estremo oriente e si è confrontato con altre fedi riconoscendo, oltre le diverse manifestazioni, la medesima essenza: Dio - Amore.
Buona visione!
Oggi vi propongo la parafrasi a modo
mio di una delle più belle preghiere mariane che mi sia mai capitato
di leggere, uscita dalla penna del poeta italiano per eccellenza,
Dante Alighieri.
Siamo nell'ultimo canto del Paradiso. A
Dante rimane il più importante passo da fare al termine del suo
lungo e straordinario viaggio: vedere Dio.
Per questo motivo San Bernardo
intercede presso la Madonna affinché permetta al poeta di completare
il suo percorso, e inizia il suo discorso con questa preghiera.
Maria, tu sei vergine e madre, contieni
in te la semplicità, l'attesa, la trepidazione di una vergine e la
pienezza, la tenerezza, la comprensione di una madre.
Sei figlia del tuo figlio, cioè sei
rinata a nuova vita da colui che hai fatto nascere, ti sei lasciata
guidare diventando discepola di colui che, bambino, avevi guidato.
Sei un riferimento solido e stabile di
consiglio ossia hai la capacità di sciogliere le nebbie del
disorientamento e dell'indecisione in coloro che si rivolgono a te
orientando le loro vite verso la vera realizzazione.
La tua umanità così semplice e piena
ha fatto sì che Dio, che ha creato l'uomo, si innamorasse a tal
punto della sua creatura da voler diventare uomo incarnato tramite
te.
L'amore ha fatto del tuo ventre un nido
caldo dove la vita è potuta germogliare, bella come un fiore.
In cielo noi beati (sta parlando San
Bernardo) ti vediamo in tutta la tua bellezza d'amore pieno, in terra
i mortali ti sperimentano come una fontana di speranza, come quella
che c'è sulla piazza del paese dalla quale l'acqua zampilla vivace,
che ti vien voglia di giocarci e che solo a vederla ti mette
allegria.
Si dice volare sulle ali della
speranza, ma se non ci rivolgiamo a te la nostra speranza non ha ali
e rimane a terra, non può volare.
Il tuo amore è così premuroso ed
attento che non aspetti che ti domandiamo aiuto, conforto, ma precedi
spontaneamente le nostre richieste mille e mille volte, perché...
spesso non sappiamo nemmeno esprimere i desideri più profondi che
portiamo nel cuore... non li conosciamo.
Tutto quanto di più bello e di più
buono esiste negli uomini e nelle donne, come capacità di
comprensione, di condivisione della sofferenza e della gioia, di cuore grande e
aperto agli altri, tutto questo è raccolto in te.
***
Che immagine viva, bella, appassionata
della Madonna, lontana anni luce da quella dolente di certi santini
che, vedendoli, ti viene da pensare... ma che disgrazia per Maria
aver incontrato Dio... speriamo che non succeda a me!
Maria facci sempre sperimentare quanto
sia meraviglioso incontrare Dio nella nostra vita, e non permetterci
di rovinare, con le nostre paure e il nostro cuore “stretto”, la
tua immagine e quella di tuo Figlio.
In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui. (Gv 2, 1-12 – Vangelo della II Domenica del T.O. - Anno C) Che bello questo racconto del Vangelo di Giovanni. Mi piace così tanto che l'ho scelto per il mio matrimonio, sfidando la tendenza degli sposi che non amano scegliere il vangelo delle nozze di Cana, forse perché c'è la disavventura del vino che viene a mancare. Mi piace perché c'è tutto: la festa, il venir meno del vino che simboleggia la bellezza e l'entusiasmo che possiamo mettere nella vita e nei progetti; ci sono gli amici e la Madre, c'è Gesù che le risponde male, e la Madre - interessandosi più al cuore che alle parole del figlio - si comporta come se Gesù avesse risposto affermativamente alla sua richiesta d'aiuto; c'è la ritualità giudaica con la sua pesantezza spazzata via dal vino nuovo di Gesù. Riprendiamo qualche punto: Cosa c'è di più carico di promesse, di attese per il futuro e di buoni propositi che una festa di nozze! Eppure può accadere che venga a mancare il vino. L'acqua serve per sopravvivere, il vino non è necessario, ma proprio il suo essere superfluo dà il senso dell'eccedenza. Il vino è simbolo di festa e di abbondanza. In altre parole, pur partendo con le migliori intenzioni, nei nostri progetti di vita ci troviamo a volte senza energie, delusi o svuotati. Ecco l'occhio attento di Maria che, da buona madre, non si lascia sfuggire la difficoltà degli sposi. Lei non ha dubbi circa a chi rivolgersi nella difficoltà, ed invita anche gli altri (e noi) a rivolgersi al Figlio. Quando incontriamo Gesù, portiamo a questo appuntamento tutte le nostre credenze, la nostra idea di Dio, tutto il vecchio che si è incrostato nel nostro cuore, pesante ed immobile come le sei anfore di pietra (Notate: “Sei” numero della imperfezione per eccellenza!) Gesù arriva e riempie di festosa novità la nostra ritualità (si potrebbe leggere anche routine), una festosità generosa, eccessiva, incomprensibile (che se ne facevano a festa ormai finita di più di 600 litri di vino e per giunta buono?!)
Quando si fa autentica esperienza di Dio saltano tutti i calcoli (ricordate Maria di Betania che “spreca” profumo preziosissimo per i piedi di Gesù! Gv 12,3), non esiste più l'opportunità, ma solo amore, fiducia e speranza portate alla massima espansione. Anche situazioni compromesse non solo vengono recuperate, ma valorizzate oltre ogni aspettativa: ne è prova lo stupore del direttore del banchetto. Che dire allora: vieni sempre Signore Gesù a riempire
col vino nuovo della festa
le nostre vite, a volte vuote come le sei anfore di Cana! E che sia solo l'inizio...
Guardo le luci colorate che si riflettono sui vetri della finestra, sullo sfondo buio di una serata di dicembre.
Sarà la mia natura di bastian contrario.
Quando le luminarie sfavillavano mi rifiutavo di unirmi al coro, ora che la crisi ha tolto quasi tutte le luci natalizie dalle nostre case, ho sentito il desiderio -preparando il presepe e l'albero con le mie bimbe- di appiccicare le luci sui vetri della finestra perché si vedessero dalla strada.
Abbiamo bisogno di luce, mai come in questo momento storico, luce che riscaldi e che ci dia una direzione.
La stella cometa è simbolo di questa luce che guida sul cammino verso la scoperta del Bambino Gesù, Stella del mattino, che si fa più luminosa quando la notte è più buia.
Buon Avvento
5 la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta. (...) 9 Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Gv 1, 5.9
[1] Ora Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, e condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l'Oreb. [2] L'angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava. [3] Mosè pensò: "Voglio avvicinarmi a vedere questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?". [4] Il Signore vide che si era avvicinato per vedere e Dio lo chiamò dal roveto e disse: "Mosè, Mosè!". Rispose: "Eccomi!". [5] Riprese: "Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!". [6] E disse: "Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe". Mosè allora si velò il viso, perché aveva paura di guardare verso Dio. (Esodo 3,1-6)
Così, l'atto di togliersi i sandali prima di camminare sul luogo dove si trova il roveto ardente vuole indicare che una realtà santa, per sua stessa natura, non può mai essere posseduta, manipolata, dominata dall'essere umano (…)
In effetti gli essere umani sono a disagio nelle situazioni in cui non sono loro i conduttori e dove quindi la loro parte di vulnerabilità innata viene messa in luce. Questo ci aiuta ancor meglio a capire perché l'esperienza della santità appare particolarmente in contrasto col mondo moderno al punto da diventare incomprensibile a molti nostri contemporanei. (Frére John di Taizé, L'avventura della Santità, 1998, Edizioni Messaggero Padova, pag. 21).
Questa è una parte della riflessione sulla santità di Frére John di Taizé, che prende spunto dal racconto del roveto ardente e dal gesto suggerito da Dio a Mosé di togliersi i sandali.
Ho pensato a quante ansie produce lo sforzo che quotidianamente molti di noi fanno per tenere sotto controllo la propria vita, gli ambienti e le persone che li circondano, e di quanta frustrazione nasce dalla constatazione che, il più delle volte, questo non riesce.
L'incontro con Dio ci aiuta a fare pace con la nostra innata vulnerabilità.
Non siamo perfetti, e per noi questo è un problema! Ma il Signore non ci chiede altra perfezione che quella nell'amore. Il mito della perfezione assoluta cui è sotteso il tentativo di bastare a se stessi, di essere autosufficienti, serve solo ad alimentare il nostro ego che diventa così grande da trasformarsi in una gabbia dove rimaniamo prigionieri, ormai privi della libertà di poterci mostrare nella semplice autenticità di quello che veramente siamo.
[36] Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. (Lc 6,36)
Ricordati, Padre, della tua Chiesa diffusa su tutta la terra: rendila perfetta nell’amore... (Preghiera Eucaristica II)
Questa mattina, prima del sorgere del
sole, sono andata in un paese vicino al mio.
Dovevo fare delle commissioni.
Terminati gli impegni, prima di
ripartire sono entrata in chiesa per una visita.
Poche donne nei banchi. Grandi spazi e
un altare addobbato per le quarantore.
Dietro l'altare, un enorme drappo
rosso, sormontato da una corona che sembrava trapuntata di pietre
preziose, scendeva allargandosi verso i lati in mille pieghe.
Sull'altare erano posizionati dei
candelabri dorati che si estendevano in una infinità di volute.
Subito ho pensato alla fatica di chi
aveva posizionato un'installazione così imponente: è fede anche
quella!
Poi è prevalso il senso del “troppo”,
quasi da togliere il fiato.
Sono uscita dalla chiesa.
Il sole, appena sorto dalla collina di
fronte, sferzava le pietre bianche della scalinata e della piazza,
riflettendosi nello zampillo della fontana del paese.
Ho respirato a fondo ed ho pensato a
quanto siamo bravi a ricoprire di una moltitudine di ornamenti, fino a
renderlo irriconoscibile, quel Gesù di Nazareth che volle essere
maestro itinerante senza nemmeno un posto dove posare il capo.
18Vedendo la folla attorno a sé, Gesù ordinò di passare all'altra riva. 19Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, ti seguirò dovunque tu vada». 20Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo». Mt 8, 18-20
Ho intuito come sia bello tornare a
seguirlo per le strade, il nostro Maestro, liberi e leggeri, senza
strutture e pesi inutili!
Rispetto la fatica e la devozione di
coloro che hanno abbellito quella chiesa, ma capisco sempre di più
che la fede mi porta altrove.
30Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. 31Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po'». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. 32Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Mc 6,30-32
Il primo caldo “africano” di questo inizio estate, con tutta la spossatezza che porta con sé, mi ha fatto ricordare il brano che vi ho proposto alla lettura.
Abbiamo bisogno di una pausa dai ritmi frenetici della quotidianità, soprattutto se non possiamo permetterci una vacanza con tutti i crismi!
Allora cerchiamo di ritagliarci un momento per riposare il fisico e rigenerare mente e spirito accostando la Parola di Dio.
Prendiamoci cinque minuti, magari in mezzo alla natura -se possiamo- oppure in un angolo tranquillo della casa.
Basta meditare poche righe: un detto, una parabola, un episodio della vita di Gesù.
Assaporiamone tutta la ricchezza, ristorandoci come ad una sorgente di acqua zampillante.
E' un “lusso” che possiamo... dobbiamo concederci!
Le tristi notizie di questi giorni sugli intrighi di palazzo in Vaticano mi hanno confermato che in materia di fede, come in amore (se ci pensiamo la fede esprime, o dovrebbe esprimere, la nostra risposta d'amore alla proposta d'amore di Dio), non ci sono garanzie. Non basta aver fatto una scelta di adesione all'inizio, serve riconfermarla ogni giorno.
A dispetto di quanto credevo quando ero più giovane, ho compreso col tempo che la scelta della vita religiosa non è, di per sé sola, garanzia di maggior vicinanza a Dio, anzi, in un contesto come il nostro in cui sono “saltati” tutti i ruoli sociali tradizionali, sono maggiormente in crisi le categorie che rivestono i ruoli ritenuti in passato più significativi, tra tutti il pater familias ed il prete!!
Penso inoltre che non a caso spesse volte Gesù ha messo in guardia i suoi discepoli dai rischi nell'indulgere con la ricchezza o col potere.
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza». Lc 16,13
33Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». 34Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. 35Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servitore di tutti». Lc 9, 33-35
Le attuali vicende non fanno altro che confermare le previsioni del Signore Gesù, che ha scelto il servizio ai fratelli come fine e anche come mezzo. Significativo è il brano delle tentazioni dove il diavolo cerca di convincere Gesù a fare il bene ma usando i suoi metodi, e riceve da Gesù un rifiuto categorico.
1 Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. 2Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. 3Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di' che queste pietre diventino pane». 4Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». 5Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio 6e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra». 7Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo». 8Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria 9e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». 10Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto». 11Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano. Mt 4, 1-11
La lezione dell'amara cronaca di questi giorni è quindi quella di tornare sempre alla fonte, a Gesù Cristo Signore, e all'insegnamento che ci ha dato con la sua Parola e con la sua vita, ricordandoci che la sua ricetta d'amore, l'unica che sa renderci autenticamente felici, ci richiede sempre di invertire la scala dei valori rispetto alla ricetta di affermazione personale che ci propone la mentalità corrente, ne fosse portatore anche un cardinale!
L'aria frizzante della notte si mescolava al tepore del primo sole. Profumo intenso di gelsomini e di erba bagnata di rugiada.
Ieri è stata una giornata difficile, di tensioni sul lavoro.
Ho respirato a pieni polmoni e ho sentito forte la sete. Di armonia, di pace, di Te.
Apro il Vangelo e leggo che cammini nel tempio, luogo che dovrebbe essere di preghiera e di meditazione, ed incontri contestazioni e discussioni (anche Tu ha vissuto tante tensioni!).
27Andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre egli camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani 28e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l'autorità di farle?». 29Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. 30Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi». 31Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: «Dal cielo», risponderà: «Perché allora non gli avete creduto?». 32Diciamo dunque: «Dagli uomini»?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. 33Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose». (Mc 11,27-33)
E mi torna forte la sete di autenticità, di essenzialità. Basta parole inutili, parole vuote!
Sento il canto degli uccellini. Oggi è festa, il rumore delle auto non riesce a soffocarlo...
Avverto la vita che scorre nella natura, nel mio respiro calmo.
Anticipo di paradiso!
Ha sete di te, Signore, l’anima mia.
O Dio, tu sei il mio Dio,
dall’aurora io ti cerco,
ha sete di te l’anima mia,
desidera te la mia carne
in terra arida, assetata, senz’acqua.
Così nel santuario ti ho contemplato,
guardando la tua potenza e la tua gloria.
Poiché il tuo amore vale più della vita,
le mie labbra canteranno la tua lode.
Così ti benedirò per tutta la vita:
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Come saziato dai cibi migliori,
con labbra gioiose ti loderà la mia bocca. (Sal 62)
Ieri, una giornata ventosa ha annunciato la festa di Pentecoste.
Mai come ora abbiamo bisogno che lo Spirito Santo venga veramente nelle nostre vite e nelle nostre società.
Lo Spirito Santo non si vede ma si vedono i suoi frutti che, come San Paolo ci ricorda, sono amore, gioia, pace, magnanimità,
benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; (Gal 5,22)
Belle sono anche le invocazioni allo Spirito Santo contenute nella sequenza:
lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina; piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò che è sviato.
A volte mi chiedo se credo veramente e fino in fondo che lo Spirito Santo sia forza capace di tanto cambiamento!
Mi rendo conto.. che no! Spesso di fronte a situazioni difficili, cristallizzate, dove sono in gioco mentalità radicate, interessi egoistici, o poteri così forti da apparire invincibili non credo che lo Spirito possa scardinare lo status quo.
Poi mi ricordo che solo un peccato Gesù ha dichiarato imperdonabile: quello contro lo Spirito Santo
Chiunque parlerà contro il Figlio dell'uomo, gli sarà perdonato; ma a chi
bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato. (Lc 12,10)
E allora mi viene necessariamente da rilanciare la fiducia chiedendo allo Spirito Santo di scendere ancora una volta a colmare quello che manca alla mia fede.
Perché non può che essere così! Perché sentiamo nelle fibre nel nostro essere che è per l'amore e l'armonia che siamo stati creati.
Non può che essere così. Anche contro tutte le apparenze...
Il periodo corrispondente al 12 Giorno e alla 12 Notte della 9 Onda (8 aprile-13 maggio 2012) riguarderà invece la preparazione a questa svolta verso la Verità, quindi potrà essere un periodo di crisi, intesa come facoltà di scelta (prese di posizione contrarie all’Unità da parte di coloro che la temono per via della paura della perdita del potere accumulato nel tempo, e questo a tutti i livelli). Il controllo sta perdendo colpi, perché il grande controllore, la mente, sta cedendo dentro ognuno di noi. È il passaggio dal Subconscio (condizionamenti) alla Coscienza Collettiva (Libertà). Ciò ha un costo, il non pensarci limitati, ovvero unicamente macchine materiali. In effetti siamo macchine biologiche, raffinatissime (causa efficiente), ma allo stesso tempo deriviamo da un'Intelligenza Universale (causa finale).
Questo brano è tratto da un post contenuto nel blog di Marco Fardin, un Naturopata esperto di calendari Maya.
Mi ci sono imbattuta stamane, dopo un nottata agitata dal terremoto che ha investito l'Italia del Nord, che sarebbe avvenuto in un giorno, il 20 maggio 2012, considerato significativo secondo -appunto- il calendario Maya.
Mi ha fatto riflettere il concetto di Coscienza Collettiva che crea -o meglio è- libertà e che, secondo questa visione, starebbe maturando velocemente negli uomini di tutta la terra.
Ho accostato questa Coscienza Collettiva alla seconda lettura di oggi - festa dell'Ascensione- nella quale San Paolo parla dell'insieme dei cristiani che, nella diversità, formano il Corpo di Cristo.
1 Io dunque, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, 2con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell'amore, 3avendo a cuore di conservare l'unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. 4Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; 5un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. 6Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti. 7A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. 8Per questo è detto: Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini. 9Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? 10Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose. 11Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri,12per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, 13finché arriviamo tutti all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all'uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo. (Efesini 4,1-13)
Potremmo dire che il Corpo di Cristo è la coscienza collettiva, o meglio il vissuto cosciente di piena umanità: quella che ci ha insegnato con la sua vita Cristo; una umanità così piena da poter essere vissuta in tutta la sua ricchezza solo insieme agli altri.
Nelle sue riflessioni Marco Fardin afferma che comunque stiamo andando verso un cambiamento. A noi la scelta se seguire il flusso di energia che porterà l'unità a prevalere sulla divisione, la spiritualità sul materialismo, la cura sul dominio del creato, oppure resistere, rischiando alla fine di subire il cambiamento e non di viverlo da protagonisti.
Come cristiana spero per me e per i miei fratelli credenti che questo tempo di cambiamenti e di nuova coscienza ci faccia scoprire sempre più in profondità il messaggio evangelico, del Dio Padre di Gesù Cristo che ci ha indicato la strada della felicità nell'amore per gli altri ed in particolare per quelli in difficoltà ed esclusi.
L'incontro e la conoscenza sempre più autentica di Gesù Cristo ci aiuti a togliere tutte le incrostazioni dottrinali, dogmatiche, ideologiche, con cui nei secoli abbiamo imbrattato l'immagine di Dio, come Lui ce l'aveva rivelata, passando dalla “difesa” della fede a vivere l'amore autentico.
Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità! (1Cor 13,13)
18Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità. 19In questo conosceremo che siamo dalla verità e davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, 20qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa. 1Gv 3,18-20
Queste parole di San Giovanni evangelista mi hanno colpito al cuore ieri mentre ascoltavo la Messa.
Hanno una forza tagliente, sono come una folata di vento che ti sveglia dal torpore e ti costringe ad affinare la mente e i sensi.
Quante volte mi sono trovata confusa davanti a certe situazioni e persone: a parole tutto bello ma sentivo dentro di me che qualcosa non andava, anche se non avrei saputo dire cosa.
Che potere di fascinazione hanno le parole: se usate con maestria sanno convincere gli altri e.. anche noi stessi!
Eppure la frase di San Giovanni ci sprona a passare ai fatti e alla verità, come se le sole parole e la lingua non fossero dalla parte della verità.
Quindi essenzialità e concretezza! Saper esserci quando gli altri hanno bisogno di noi!
Se sapremo amare veramente, non conteranno gli eventuali errori che potremo fare e i sensi di colpa che potremo provare perché l'Amore, che è Dio, è più grande del nostro cuore.
L'invito, quindi, è ad “osare” sulla via dell'amore, non facendoci mai frenare dalla paura di sbagliare.
Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei. 2Costui andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui».3Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio». 4Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?».5Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio.6Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. 7Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall'alto. 8Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito». Gv 3,1-7
Questo brano del Vangelo di Giovanni che stiamo leggendo in questi giorni pasquali mi ha fatto pensare all'intenso desiderio di novità che sento nell'aria in questo nostro tempo.
Stiamo vivendo la fine di un'era caratterizzata dal dominio assoluto del mercato che ha finito per stritolare nei suoi ingranaggi fette sempre maggiori di popolazione, togliendo linfa vitale all'economia reale e allo stato sociale.
Fino a qualche tempo fa, ed ancora oggi per molti, sembrava una strada a senso unico senza nessuna possibilità di discostarsi da uno schema obbligato.
Ho accostato questo atteggiamento alla figura di Nicodemo e alla sua “vecchiaia” di spirito oltre che di fisico, che lo ha rinchiuso nella paura (esce di notte per non essere visto) ma che non è riuscita a spegnere completamente la sua sete di novità che intravede realizzata in Gesù.
Sente, quindi, il bisogno di sapere di più di quel giovane Rabbi, di incontrarlo e di sentirlo parlare. Ma quando Gesù gli propone di rinascere, Nicodemo non capisce, non accetta che da vecchi si possa avere l'opportunità di cambiare, di rinnovarsi.
Gesù gli prospetta la via dello Spirito che senti soffiare ma non sai dove viene né dove va.
Questa immagine mi ha richiamato alla mente i segnali del cambiamento che si sentono già nell'aria anche se -ancora- non sappiamo bene dove questo cambiamento ci porterà.
Sentiamo, però, che non è più tempo di cose vecchie, non è più
tempo di nascondersi nella notte. Ora è tempo di rinascere, di
cercare strade nuove, di osare, di volare alto imitando lo
Spirito.
36Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». 37Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». 38Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m'abbia rinnegato tre volte. Gv 13, 36-38
Eccoci nella Settimana Santa dove siamo invitati a guardare Gesù che arriva a esprimere l’amore di Dio per l’uomo fino a morirne.
Avvicinarci a questa fonte di luce, rende più chiaro a noi stessi chi siamo. A volte dobbiamo incontrare la sofferenza per capire fino a che punto sappiamo amare, se la nostra pianta ha radici salde oppure si secca al primo sole.
Pietro parla con generosità, entusiasmo e… presunzione! Lui presume di poter dare la vita e così sarà, ma dovrà fare ancora molta strada nella fede imparando ad amare dal Signore Risorto.
Se vediamo la vita di Pietro capiamo che il Signore lo ha invitato sempre a lasciare indietro presunzioni e preguidizi per aprirsi sempre di più agli altri e allo Spirito Santo, Spirito d’Amore che soffia dove vuole, e non dove vorremmo noi!
8Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito». (Gv 3,8)
Emblematico è l’episodio di Cornelio, pagano, straniero, nemico! Secondo i parametri del buon ebreo uomo assolutamente indegno a diventare discepolo del Signore Gesù. Pietro, però, dovrà arrendersi alla fiamma dello Spirito che battezzerà Cornelio e la sia famiglia prima che lo riesca a fare lui! Pietro così si giustificherà rispetto alla comunità di Gerusalemme… come a spiegare che lo Spirito lo ha costretto ad andare oltre le sue convinzioni e le sue credenze!
25Mentre Pietro stava per entrare, Cornelio gli andò incontro e si gettò ai suoi piedi per rendergli omaggio. 26Ma Pietro lo rialzò, dicendo: «Àlzati: anche io sono un uomo!». 27Poi, continuando a conversare con lui, entrò, trovò riunite molte persone 28e disse loro: «Voi sapete che a un Giudeo non è lecito aver contatti o recarsi da stranieri; ma Dio mi ha mostrato che non si deve chiamare profano o impuro nessun uomo. 29Per questo, quando mi avete mandato a chiamare, sono venuto senza esitare. Vi chiedo dunque per quale ragione mi avete mandato a chiamare». 30Cornelio allora rispose: «Quattro giorni or sono, verso quest'ora, stavo facendo la preghiera delle tre del pomeriggio nella mia casa, quando mi si presentò un uomo in splendida veste 31e mi disse: «Cornelio, la tua preghiera è stata esaudita e Dio si è ricordato delle tue elemosine. 32Manda dunque qualcuno a Giaffa e fa' venire Simone, detto Pietro; egli è ospite nella casa di Simone, il conciatore di pelli, vicino al mare». 33Subito ho mandato a chiamarti e tu hai fatto una cosa buona a venire. Ora dunque tutti noi siamo qui riuniti, al cospetto di Dio, per ascoltare tutto ciò che dal Signore ti è stato ordinato». 34Pietro allora prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenza di persone, 35ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga. 36Questa è la Parola che egli ha inviato ai figli d'Israele, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti. 37Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; 38cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui. 39E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, 40ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, 41non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. 42E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. 43A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome». 44Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo discese sopra tutti coloro che ascoltavano la Parola. 45E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si stupirono che anche sui pagani si fosse effuso il dono dello Spirito Santo; 46li sentivano infatti parlare in altre lingue e glorificare Dio. Allora Pietro disse: 47«Chi può impedire che siano battezzati nell'acqua questi che hanno ricevuto, come noi, lo Spirito Santo?». 48E ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo. Quindi lo pregarono di fermarsi alcuni giorni. (Atti 10,25-46)
L’augurio, allora, per questa Settimana Santa e per questa Pasqua è che l’incontro con Gesù Cristo Signore ci permetta di conoscere noi stessi fino in fondo e, come per Pietro, ci insegni a correre gioiosi sulla strada dell’amore, lasciando dietro di noi i pesi inutili dell’orgoglio, del pregiudizio e della presunzione.