domenica 20 marzo 2011
Commento al vangelo del 20 marzo 2011 a cura di Paolo Curtaz
Un bel parallelo tra l'esperienza del Tabor e l'invito a coltivare momenti di bellezza nella propria vita!
venerdì 18 marzo 2011
Che fine ha fatto il giardino dell'Eden?
Vedendo le immagini che arrivano in questi giorni dal Giappone, ho ripensato al versetto 15 del capitolo 2 del libro di Genesi:
Anche un'altra riflessione mi è venuta sentendo le affermazioni di chi, pur di fronte all'immane tragedia che si sta verificando, insiste ancora a parlare di nucleare come scelta ragionevole.
Sempre nel libro di Genesi nei capitoli 37 e seguenti è narrata la storia di Giuseppe l'ebreo che, venduto come schiavo dai fratelli, dopo varie vicissitudini arriva al cospetto di Faraone per interpretarne i sogni delle sette vacche e delle sette spighe (Gen 41).
Giuseppe preannuncia a Faraone la carestia in Egitto.
Faraone non si lascia condizionare dal pregiudizio verso Giuseppe, schiavo e carcerato, né dalla presunzione di pensare impossibile una carestia in Egitto, paese della fertilità.
Faraone, responsabile verso il suo popolo, ascolta i consigli di Giuseppe evitando così la fame e la morte alla sua gente.
Di fronte alle immagini della centrale nucleare di Fukushima ho ripensato a quante volte scienziati, ambientalisti, persone di buona volontà hanno gridato ai faraoni di oggi il rischio tremendo a cui scelte sbagliate esponevano la terra e il futuro delle nuove generazioni. A come spesso questi novelli Giuseppe sono stati derisi e considerati portatori di inutili allarmismi.
L'ostinazione dei potenti di oggi fa chiudere loro gli occhi anche davanti alla constatazione del disastro.
Faraone, che era considerato un dio, si è lasciato convincere da un carcerato prima di vedere la carestia... lui!
Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse.Per la Parola di Dio l'umanità ha, verso la creazione, questi due compiti: coltivarla per renderla sempre più bella e armoniosa, e custodirla per consegnarla come dono prezioso alle generazioni future.
Anche un'altra riflessione mi è venuta sentendo le affermazioni di chi, pur di fronte all'immane tragedia che si sta verificando, insiste ancora a parlare di nucleare come scelta ragionevole.
Sempre nel libro di Genesi nei capitoli 37 e seguenti è narrata la storia di Giuseppe l'ebreo che, venduto come schiavo dai fratelli, dopo varie vicissitudini arriva al cospetto di Faraone per interpretarne i sogni delle sette vacche e delle sette spighe (Gen 41).
Giuseppe preannuncia a Faraone la carestia in Egitto.
Faraone non si lascia condizionare dal pregiudizio verso Giuseppe, schiavo e carcerato, né dalla presunzione di pensare impossibile una carestia in Egitto, paese della fertilità.
Faraone, responsabile verso il suo popolo, ascolta i consigli di Giuseppe evitando così la fame e la morte alla sua gente.
Di fronte alle immagini della centrale nucleare di Fukushima ho ripensato a quante volte scienziati, ambientalisti, persone di buona volontà hanno gridato ai faraoni di oggi il rischio tremendo a cui scelte sbagliate esponevano la terra e il futuro delle nuove generazioni. A come spesso questi novelli Giuseppe sono stati derisi e considerati portatori di inutili allarmismi.
L'ostinazione dei potenti di oggi fa chiudere loro gli occhi anche davanti alla constatazione del disastro.
Faraone, che era considerato un dio, si è lasciato convincere da un carcerato prima di vedere la carestia... lui!
sabato 12 marzo 2011
giovedì 3 marzo 2011
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