venerdì 18 marzo 2011

Che fine ha fatto il giardino dell'Eden?

Vedendo le immagini che arrivano in questi giorni dal Giappone, ho ripensato al versetto 15 del capitolo 2 del libro di Genesi:
Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse.
Per la Parola di Dio l'umanità ha, verso la creazione, questi due compiti: coltivarla per renderla sempre più bella e armoniosa, e custodirla per consegnarla come dono prezioso alle generazioni future.


Anche un'altra riflessione mi è venuta sentendo le affermazioni di chi, pur di fronte all'immane tragedia che si sta verificando, insiste ancora a parlare di nucleare come scelta ragionevole.

Sempre nel libro di Genesi nei capitoli 37 e seguenti è narrata la storia di Giuseppe l'ebreo che, venduto come schiavo dai fratelli, dopo varie vicissitudini arriva al cospetto di Faraone per interpretarne i sogni delle sette vacche e delle sette spighe (Gen 41).

Giuseppe preannuncia a Faraone la carestia in Egitto.

Faraone non si lascia condizionare dal pregiudizio verso Giuseppe, schiavo e carcerato, né dalla presunzione di pensare impossibile una carestia in Egitto, paese della fertilità.

Faraone, responsabile verso il suo popolo, ascolta i consigli di Giuseppe evitando così la fame e la morte alla sua gente.

Di fronte alle immagini della centrale nucleare di Fukushima ho ripensato a quante volte scienziati, ambientalisti, persone di buona volontà hanno gridato ai faraoni di oggi il rischio tremendo a cui scelte sbagliate esponevano la terra e il futuro delle nuove generazioni. A come spesso questi novelli Giuseppe sono stati derisi e considerati portatori di inutili allarmismi.

L'ostinazione dei potenti di oggi fa chiudere loro gli occhi anche davanti alla constatazione del disastro.
Faraone, che era considerato un dio, si è lasciato convincere da un carcerato prima di vedere la carestia... lui!