Visualizzazione post con etichetta Dio di Abramo Isacco e Giacobbe. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Dio di Abramo Isacco e Giacobbe. Mostra tutti i post

lunedì 16 gennaio 2012

L'astuzia non basta!

Volendo condensare in alcuni brani biblici la vita di Giacobbe, figlio di Isacco e padre dei dodici patriarchi che daranno origine alle 12 tribù d'Israele, proporrei questi:

Nascita di Giacobbe Gen 25, 19-28
Giacobbe nasce secondogenito in un parto gemellare che vede come primogenito il fratello Esaù.

Il suo nome ha un'assonanza con la parola ebraica 'aqeb che significa calcagno per ricordare il dettaglio di Giacobbe nascente che stringe il tallone del fratello maggiore Esaù. Alla madre Rebecca, perplessa perché sentiva i figli lottare nel suo grembo, Dio aveva già predetto che il figlio maggiore avrebbe servito il più piccolo.

Esaù cede la primogenitura Gen 25, 29-34
Esaù, tornando affamato dalla campagna, chiede al fratello Giacobbe un piatto della minestra di lenticchie che questi aveva cucinato. Giacobbe acconsente a sfamare il fratello, ma in cambio chiede -ottenendolo- che questi gli venda la sua primogenitura.

Giacobbe carpisce la benedizione di suo padre Isacco Gen 27
Giacobbe, con la complicità della madre Rebecca -che lo prediligeva- e approfittando della cecità del padre Isacco, ne carpisce la benedizione fingendosi il fratello Esaù. Questo significa che sarà lui a portare avanti la discendenza di Abramo. Il progetto di Dio riesce a passare anche attraverso le pieghe delle meschinità e degli inganni umani.

Il sogno della scala Gen 28, 10-22
Giacobbe giunto in un luogo che chiamerà Betel (Casa di Dio) sogna una scala che poggia sulla terra e ha la cima in cielo e sulla quale salgono e scendono gli angeli di Dio: alcuni Padri della Chiesa hanno visto in questo sogno di Giacobbe una prefigurazione dell'incarnazione di Gesù Cristo, ponte gettato tra terra e cielo.

La lotta al guado dello Iabbok Gen 32, 23-33
E' il momento in cui i nodi vengono al pettine!
Giacobbe si sta preparando all'incontro col fratello Esaù, ed è spaventato perché sa di averlo ingannato.

Egli fa passare il torrente Iabbok alle mogli, ai figli e a tutti i suoi averi, rimanendo da solo ad attendere Esaù.



Durante la notte e fino allo spuntare dell'aurora la bibbia racconta che Giacobbe lottò con un “uomo” che, per vincerlo, lo colpirà all'articolazione del femore.
Giacobbe, questa volta, il colpo basso lo subisce!
Egli però non desiste dalla lotta e chiede di essere benedetto dal suo avversario.
Questi, che Giacobbe comprenderà essere Dio, lo benedirà non prima di avergli cambiato il nome:
 “Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!” (Gen 32,29)
Il Giacobbe che esce dall'incontro/scontro con Dio è un uomo diverso da prima e questo cambiamento è simboleggiato dal nuovo nome. Egli, famoso per la sua astuzia, ora è ferito e ridimensionato.

 Un cenno del tutto particolare merita, a questo punto, la figura del fratello Esaù.

Abbiamo lasciato Giacobbe/Israele ferito e spaventato in attesa del fratello che avanza alla testa dei suoi uomini. Egli teme l'ira di Esaù, che sa di meritare. Cerca di imbonirlo coi metodi astuti che lo avevano sempre caratterizzato (anche l'incontro con Dio non ci fa perdere automaticamente in nostri “vizi”): i regali, il mostrarsi ossequioso!

Esaù, però, lo spiazza! 
Ma Esaù gli corse incontro, lo abbracciò, gli si gettò al collo lo baciò e piansero       (Gen 33,4)
A Giacobbe non era bastato aver lottato e vinto su Dio: solo l'amore totale e disinteressato del fratello riesce a convertirlo veramente. Le loro lacrime che si mescolano dimostrano che l'amore è riuscito a fare breccia nel cuore dell'uomo astuto e spregiudicato!

L'atteggiamento di Esaù richiama alla mente un altro abbraccio famoso: quello del padre misericordioso a figliol prodigo raccontato nel vangelo di Luca:


Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò (Lc 15,20).
Grazie quindi a Giacobbe/Israele perchè ha portato avanti la benedizione di Dio, ma grazie anche ad Esaù che col suo gesto ha anticipato l'amore di Dio, Padre amoroso, che sarà pienamente rivelato in Gesù.

mercoledì 28 dicembre 2011

La storia_Abramo

Nei giorni scorsi abbiamo festeggiato il Natale di Gesù, che divide la storia in un “prima di Cristo” e in un “dopo Cristo”.

Mi è venuto in mente, allora, quanto sia importante conoscere la storia dove si colloca l'esperienza giudeo-cristiana per capire -senza superficialità- la Sacra Scrittura.

Dedicherò, quindi, alcuni post – a partire da questo- per parlare di storia, consapevole che l'esperienza di fede è tale perché abbiamo incontrato Dio nella nostra storia.

A differenza del Dio dei filosofi che si nutre di idee e concetti, il nostro è un Dio così concreto da da scegliere d'incarnarsi nella storia, per cui conoscere la storia significa dotarsi di uno strumento fondamentale per conoscere meglio Dio.

Gli ebrei parlano del loro Dio come del Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe.

La storia d'Israele, quindi, inizia con la figura del padre Abramo.

Abramo parte da Ur dei Caldei, nelle vicinanze dell'attuale Nassiriyya, situata sulle rive dell'Eufrate circa 360 km a sud-est di Baghdad (Iraq) intorno al 1850 a.C.

 



Abramo è l'uomo della promessa! Già anziano, settantacinquenne, fidandosi di Dio che gli aveva assicurato una discendenza, parte verso Canaan, la terra promessa (Gen 12-13).

Nella vecchiaia Abramo, giunto nella terra promessa, avrà il figlio Isacco dalla moglie Sara che era sterile.

1 Quando Abram ebbe novantanove anni, il Signore gli apparve e gli disse:
«Io sono Dio l'Onnipotente:
cammina davanti a me
e sii integro.
2Porrò la mia alleanza tra me e te
e ti renderò molto, molto numeroso».
3Subito Abram si prostrò con il viso a terra e Dio parlò con lui:
4«Quanto a me, ecco, la mia alleanza è con te:
diventerai padre di una moltitudine di nazioni.
5Non ti chiamerai più Abram,
ma ti chiamerai Abramo,
perché padre di una moltitudine di nazioni ti renderò.
6E ti renderò molto, molto fecondo; ti farò diventare nazioni e da te usciranno dei re. 7Stabilirò la mia alleanza con te e con la tua discendenza dopo di te, di generazione in generazione, come alleanza perenne, per essere il Dio tuo e della tua discendenza dopo di te. 8La terra dove sei forestiero, tutta la terra di Canaan, la darò in possesso per sempre a te e alla tua discendenza dopo di te; sarò il loro Dio».

15Dio aggiunse ad Abramo: «Quanto a Sarài tua moglie, non la chiamerai più Sarài, ma Sara. 16Io la benedirò e anche da lei ti darò un figlio; la benedirò e diventerà nazioni, e re di popoli nasceranno da lei».

Gen 17, 1-8. 15-16

Abramo e Sara escono dall'incontro con Dio con nomi nuovi, come a dire che l'esperienza di fede rinnova le persona: non si è più gli stessi di prima, anche se si può ancora sperimentare il dubbio come fu sia per Abramo che per Sara:

17Allora Abramo si prostrò con la faccia a terra e rise e pensò: «A uno di cento anni può nascere un figlio? E Sara all'età di novant'anni potrà partorire?». Gen 17,17

12Allora Sara rise dentro di sé e disse: «Avvizzita come sono, dovrei provare il piacere, mentre il mio signore è vecchio!». 13Ma il Signore disse ad Abramo: «Perché Sara ha riso dicendo: «Potrò davvero partorire, mentre sono vecchia»? 14C'è forse qualche cosa d'impossibile per il Signore? Al tempo fissato tornerò da te tra un anno e Sara avrà un figlio». 15Allora Sara negò: «Non ho riso!», perché aveva paura; ma egli disse: «Sì, hai proprio riso». Gen 18, 12-15

Abramo, che -pur nella fatica- crede alla promessa di Dio, vedrà la nascita del figlio Isacco.

Isacco, a sua volta, avrà due figli: Esaù e Giacobbe (continua).