Dopo molti, troppi mesi mi è venuta voglia di scrivere un post che dica qualcosa del mio percorso spirituale.
E' questo un tempo di grandi cambiamenti e di riscoperta della spiritualità, dopo anni di scorpacciata materialistica nei quali anche nella vita dei credenti la fede era emarginata in angolo nascosto ad occhi indiscreti.
La fluidità della struttura sociale e dei rapporti, ma soprattutto del pensiero, ci porta a rivedere il nostro modo di vivere la fede. Percepiamo l'inadeguatezza di una visione dogmatica che, se anni fa potevamo accettare abbastanza tranquillamente, ora dà l'impressione di essere fuori dal tempo.
Si sente con sempre maggior intensità l'esigenza di confrontarsi con altre esperienze che hanno conservato in questi millenni una maggiore tensione verso la dimensione spirituale della vita, non appiattendosi sulla prassi o su una visione solo morale della fede.
Alla luce di queste riflessioni desidero proporvi la visione di un film che contiene molti spunti interessanti: I giardini dell'Eden.
Alessandro D'Alatri, il regista, immagina gli anni che precedono la vita pubblica del Rabbi di Nazareth. Gesù ha viaggiato fino in estremo oriente e si è confrontato con altre fedi riconoscendo, oltre le diverse manifestazioni, la medesima essenza: Dio - Amore.
Buona visione!
prima parte
seconda parte
sabato 24 agosto 2013
Prove tecniche di apertura mentale
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giovedì 31 gennaio 2013
Figlia del Figlio
«Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'etterno consiglio, 3
tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ’l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura. 6
Nel ventre tuo si raccese l’amore,
per lo cui caldo ne l’etterna pace
così è germinato questo fiore. 9
Qui se’ a noi meridïana face
di caritate, e giuso, intra ’
mortali,
se’ di speranza fontana vivace. 12
Donna, se’ tanto grande e tanto
vali,
che qual vuol grazia e a te non
ricorre,
sua disïanza vuol volar sanz’ ali.
15
La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fïate
liberamente al dimandar precorre. 18
In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s’aduna
quantunque in creatura è di bontate.
21
(Dante Alighieri, Divina commedia,
Paradiso, XXXIII Canto)
Oggi vi propongo la parafrasi a modo
mio di una delle più belle preghiere mariane che mi sia mai capitato
di leggere, uscita dalla penna del poeta italiano per eccellenza,
Dante Alighieri.
Siamo nell'ultimo canto del Paradiso. A
Dante rimane il più importante passo da fare al termine del suo
lungo e straordinario viaggio: vedere Dio.
Per questo motivo San Bernardo
intercede presso la Madonna affinché permetta al poeta di completare
il suo percorso, e inizia il suo discorso con questa preghiera.
Maria, tu sei vergine e madre, contieni
in te la semplicità, l'attesa, la trepidazione di una vergine e la
pienezza, la tenerezza, la comprensione di una madre.
Sei figlia del tuo figlio, cioè sei
rinata a nuova vita da colui che hai fatto nascere, ti sei lasciata
guidare diventando discepola di colui che, bambino, avevi guidato.
Sei un riferimento solido e stabile di
consiglio ossia hai la capacità di sciogliere le nebbie del
disorientamento e dell'indecisione in coloro che si rivolgono a te
orientando le loro vite verso la vera realizzazione.
La tua umanità così semplice e piena
ha fatto sì che Dio, che ha creato l'uomo, si innamorasse a tal
punto della sua creatura da voler diventare uomo incarnato tramite
te.
L'amore ha fatto del tuo ventre un nido
caldo dove la vita è potuta germogliare, bella come un fiore.
In cielo noi beati (sta parlando San
Bernardo) ti vediamo in tutta la tua bellezza d'amore pieno, in terra
i mortali ti sperimentano come una fontana di speranza, come quella
che c'è sulla piazza del paese dalla quale l'acqua zampilla vivace,
che ti vien voglia di giocarci e che solo a vederla ti mette
allegria.
Si dice volare sulle ali della
speranza, ma se non ci rivolgiamo a te la nostra speranza non ha ali
e rimane a terra, non può volare.
Il tuo amore è così premuroso ed
attento che non aspetti che ti domandiamo aiuto, conforto, ma precedi
spontaneamente le nostre richieste mille e mille volte, perché...
spesso non sappiamo nemmeno esprimere i desideri più profondi che
portiamo nel cuore... non li conosciamo.
Tutto quanto di più bello e di più
buono esiste negli uomini e nelle donne, come capacità di
comprensione, di condivisione della sofferenza e della gioia, di cuore grande e
aperto agli altri, tutto questo è raccolto in te.
***
Che immagine viva, bella, appassionata
della Madonna, lontana anni luce da quella dolente di certi santini
che, vedendoli, ti viene da pensare... ma che disgrazia per Maria
aver incontrato Dio... speriamo che non succeda a me!
Maria facci sempre sperimentare quanto
sia meraviglioso incontrare Dio nella nostra vita, e non permetterci
di rovinare, con le nostre paure e il nostro cuore “stretto”, la
tua immagine e quella di tuo Figlio.
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domenica 20 gennaio 2013
L'inizio dei segni
In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.
Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui. (Gv 2, 1-12 – Vangelo della II Domenica del T.O. - Anno C)
Che bello questo racconto del Vangelo di Giovanni. Mi piace così tanto che l'ho scelto per il mio matrimonio, sfidando la tendenza degli sposi che non amano scegliere il vangelo delle nozze di Cana, forse perché c'è la disavventura del vino che viene a mancare.
Mi piace perché c'è tutto: la festa, il venir meno del vino che simboleggia la bellezza e l'entusiasmo che possiamo mettere nella vita e nei progetti; ci sono gli amici e la Madre, c'è Gesù che le risponde male, e la Madre - interessandosi più al cuore che alle parole del figlio - si comporta come se Gesù avesse risposto affermativamente alla sua richiesta d'aiuto; c'è la ritualità giudaica con la sua pesantezza spazzata via dal vino nuovo di Gesù.
Riprendiamo qualche punto:
Cosa c'è di più carico di promesse, di attese per il futuro e di buoni propositi che una festa di nozze!
Eppure può accadere che venga a mancare il vino.
L'acqua serve per sopravvivere, il vino non è necessario, ma proprio il suo essere superfluo dà il senso dell'eccedenza. Il vino è simbolo di festa e di abbondanza.
In altre parole, pur partendo con le migliori intenzioni, nei nostri progetti di vita ci troviamo a volte senza energie, delusi o svuotati. Ecco l'occhio attento di Maria che, da buona madre, non si lascia sfuggire la difficoltà degli sposi. Lei non ha dubbi circa a chi rivolgersi nella difficoltà, ed invita anche gli altri (e noi) a rivolgersi al Figlio.
Quando incontriamo Gesù, portiamo a questo appuntamento tutte le nostre credenze, la nostra idea di Dio, tutto il vecchio che si è incrostato nel nostro cuore, pesante ed immobile come le sei anfore di pietra (Notate: “Sei” numero della imperfezione per eccellenza!)
Gesù arriva e riempie di festosa novità la nostra ritualità (si potrebbe leggere anche routine), una festosità generosa, eccessiva, incomprensibile (che se ne facevano a festa ormai finita di più di 600 litri di vino e per giunta buono?!)
Quando si fa autentica esperienza di Dio saltano tutti i calcoli (ricordate Maria di Betania che “spreca” profumo preziosissimo per i piedi di Gesù! Gv 12,3), non esiste più l'opportunità, ma solo amore, fiducia e speranza portate alla massima espansione.
Anche situazioni compromesse non solo vengono recuperate, ma valorizzate oltre ogni aspettativa: ne è prova lo stupore del direttore del banchetto.
Che dire allora: vieni sempre Signore Gesù a riempire col vino nuovo della festa le nostre vite, a volte vuote come le sei anfore di Cana! E che sia solo l'inizio...
Anche situazioni compromesse non solo vengono recuperate, ma valorizzate oltre ogni aspettativa: ne è prova lo stupore del direttore del banchetto.
Che dire allora: vieni sempre Signore Gesù a riempire col vino nuovo della festa le nostre vite, a volte vuote come le sei anfore di Cana! E che sia solo l'inizio...
mercoledì 5 dicembre 2012
Luci
Guardo le luci colorate che si riflettono sui vetri della finestra, sullo sfondo buio di una serata di dicembre.
Sarà la mia natura di bastian contrario.
Quando le luminarie sfavillavano mi rifiutavo di unirmi al coro, ora che la crisi ha tolto quasi tutte le luci natalizie dalle nostre case, ho sentito il desiderio -preparando il presepe e l'albero con le mie bimbe- di appiccicare le luci sui vetri della finestra perché si vedessero dalla strada.
Abbiamo bisogno di luce, mai come in questo momento storico, luce che riscaldi e che ci dia una direzione.
La stella cometa è simbolo di questa luce che guida sul cammino verso la scoperta del Bambino Gesù, Stella del mattino, che si fa più luminosa quando la notte è più buia.
Buon Avvento
Sarà la mia natura di bastian contrario.
Quando le luminarie sfavillavano mi rifiutavo di unirmi al coro, ora che la crisi ha tolto quasi tutte le luci natalizie dalle nostre case, ho sentito il desiderio -preparando il presepe e l'albero con le mie bimbe- di appiccicare le luci sui vetri della finestra perché si vedessero dalla strada.
Abbiamo bisogno di luce, mai come in questo momento storico, luce che riscaldi e che ci dia una direzione.
La stella cometa è simbolo di questa luce che guida sul cammino verso la scoperta del Bambino Gesù, Stella del mattino, che si fa più luminosa quando la notte è più buia.
Buon Avvento
5 la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l'hanno vinta. (...)
9 Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo. Gv 1, 5.9
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mercoledì 3 ottobre 2012
Perfezione
[1] Ora Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, e condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l'Oreb.
[2] L'angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava.
[3] Mosè pensò: "Voglio avvicinarmi a vedere questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?".
[4] Il Signore vide che si era avvicinato per vedere e Dio lo chiamò dal roveto e disse: "Mosè, Mosè!". Rispose: "Eccomi!".
[5] Riprese: "Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!".
[6] E disse: "Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe". Mosè allora si velò il viso, perché aveva paura di guardare verso Dio. (Esodo 3,1-6)
Così, l'atto di togliersi i sandali prima di camminare sul luogo dove si trova il roveto ardente vuole indicare che una realtà santa, per sua stessa natura, non può mai essere posseduta, manipolata, dominata dall'essere umano (…)
In effetti gli essere umani sono a disagio nelle situazioni in cui non sono loro i conduttori e dove quindi la loro parte di vulnerabilità innata viene messa in luce. Questo ci aiuta ancor meglio a capire perché l'esperienza della santità appare particolarmente in contrasto col mondo moderno al punto da diventare incomprensibile a molti nostri contemporanei. (Frére John di Taizé, L'avventura della Santità, 1998, Edizioni Messaggero Padova, pag. 21).
Questa è una parte della riflessione sulla santità di Frére John di Taizé, che prende spunto dal racconto del roveto ardente e dal gesto suggerito da Dio a Mosé di togliersi i sandali.
Ho pensato a quante ansie produce lo sforzo che quotidianamente molti di noi fanno per tenere sotto controllo la propria vita, gli ambienti e le persone che li circondano, e di quanta frustrazione nasce dalla constatazione che, il più delle volte, questo non riesce.
L'incontro con Dio ci aiuta a fare pace con la nostra innata vulnerabilità.
Non siamo perfetti, e per noi questo è un problema! Ma il Signore non ci chiede altra perfezione che quella nell'amore. Il mito della perfezione assoluta cui è sotteso il tentativo di bastare a se stessi, di essere autosufficienti, serve solo ad alimentare il nostro ego che diventa così grande da trasformarsi in una gabbia dove rimaniamo prigionieri, ormai privi della libertà di poterci mostrare nella semplice autenticità di quello che veramente siamo.
[36] Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. (Lc 6,36)
Ricordati, Padre, della tua Chiesa diffusa su tutta la terra: rendila perfetta nell’amore... (Preghiera Eucaristica II)
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giovedì 30 agosto 2012
Altrove
Questa mattina, prima del sorgere del
sole, sono andata in un paese vicino al mio.
Dovevo fare delle commissioni.
Terminati gli impegni, prima di
ripartire sono entrata in chiesa per una visita.
Poche donne nei banchi. Grandi spazi e
un altare addobbato per le quarantore.
Dietro l'altare, un enorme drappo
rosso, sormontato da una corona che sembrava trapuntata di pietre
preziose, scendeva allargandosi verso i lati in mille pieghe.
Sull'altare erano posizionati dei
candelabri dorati che si estendevano in una infinità di volute.
Subito ho pensato alla fatica di chi
aveva posizionato un'installazione così imponente: è fede anche
quella!
Poi è prevalso il senso del “troppo”,
quasi da togliere il fiato.
Sono uscita dalla chiesa.
Il sole, appena sorto dalla collina di
fronte, sferzava le pietre bianche della scalinata e della piazza,
riflettendosi nello zampillo della fontana del paese.
Ho respirato a fondo ed ho pensato a
quanto siamo bravi a ricoprire di una moltitudine di ornamenti, fino a
renderlo irriconoscibile, quel Gesù di Nazareth che volle essere
maestro itinerante senza nemmeno un posto dove posare il capo.
|
Ho intuito come sia bello tornare a
seguirlo per le strade, il nostro Maestro, liberi e leggeri, senza
strutture e pesi inutili!
Rispetto la fatica e la devozione di
coloro che hanno abbellito quella chiesa, ma capisco sempre di più
che la fede mi porta altrove.
domenica 22 luglio 2012
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