giovedì 5 settembre 2013

Spirito di Zoe

“Credo nello Spirito Santo che è Signore e dà la vita.”

Lo Spirito Santo è Signore come il Padre e come il Figlio.

Signore in italiano,
Dominus in latino,
Kyrios in greco
Adonai in ebraico... una parola per riferirsi a Dio senza pronunciare il suo nome proprio: il tetragramma sacro!

Lo Spirito Santo, essendo Dio come il Padre e come il Figlio, dona la vita.

In greco esistono due parole per definire la vita.

Bios = l'arco biologico che ha un inizio, un'evoluzione, una maturità, un declino ed una fine.
Zoe = la vita spirituale che può evolvere continuamente, anche quando la nostra dimensione biologica declina.

Lo Spirito Santo dona la zoe cioè la vita piena e senza tramonto, che continua anche oltre la fine della nostra vita biologica che è mortale. A proposito! Non avete mai notato che “vita mortale” è un ossimoro?

Tutti desideriamo una vita piena: non ci accontentiamo, non siamo mai sazi di amore, di bellezza, di pace.

Gesù ci dice che la sua missione è donarci una vita abbondante (Gv 10,10).

Il cristiano è chiamato ad agire secondo lo Spirito Santo, Spirito di Vita che promuove sempre la vita.

L'amore di Dio è come acqua viva che nutre la nostra vita.

Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio sono figli di Dio e noi – ci dice San Paolo nella lettera ai Romani - abbiamo ricevuto lo Spirito di Dio che ci rendi figli di Dio (Rm 8, 9-14).

La figliolanza con Dio ci apre ad un rapporto di confidenza, di libertà, di fiducia nel Suo Amore che ci consente uno sguardo nuovo verso tutti gli altri esseri umani visti come fratelli e sorelle; e non solo verso gli esseri umani: ricordate il Cantico delle Creature di San Francesco?

Come diceva don Andrea Gallo di Genova ai ragazzi delle sue comunità: non siete obbligati a pregare il Padre nostro, ma se decidete di recitarlo ricordatevi che chiunque incontrate è un vostro fratello, una vostra sorella. Da qui non si scappa!!


sabato 24 agosto 2013

Prove tecniche di apertura mentale

Dopo molti, troppi mesi mi è venuta voglia di scrivere un post che dica qualcosa del mio percorso spirituale.
E' questo un tempo di grandi cambiamenti e di riscoperta della spiritualità, dopo anni di scorpacciata materialistica nei quali anche nella vita dei credenti la fede era emarginata in angolo nascosto ad occhi indiscreti.
La fluidità della struttura sociale e dei rapporti, ma soprattutto del pensiero, ci porta a rivedere il nostro modo di vivere la fede. Percepiamo l'inadeguatezza di una visione dogmatica che, se anni fa potevamo accettare abbastanza tranquillamente, ora dà l'impressione di essere fuori dal tempo.
Si sente con sempre maggior intensità l'esigenza di confrontarsi con altre esperienze che hanno conservato in questi millenni una maggiore tensione verso la dimensione spirituale della vita, non appiattendosi sulla prassi o su una visione solo morale della fede.
Alla luce di queste riflessioni desidero proporvi la visione di un film che contiene molti spunti interessanti: I giardini dell'Eden.
Alessandro D'Alatri, il regista, immagina gli anni che precedono la vita pubblica del Rabbi di Nazareth. Gesù ha viaggiato fino in estremo oriente e si è confrontato con altre fedi riconoscendo, oltre le diverse manifestazioni, la medesima essenza: Dio - Amore.
Buona visione!

prima parte

seconda parte






giovedì 31 gennaio 2013

Figlia del Figlio

«Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'etterno consiglio, 3

tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ’l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura. 6

Nel ventre tuo si raccese l’amore,
per lo cui caldo ne l’etterna pace
così è germinato questo fiore. 9

Qui se’ a noi meridïana face
di caritate, e giuso, intra ’ mortali,
se’ di speranza fontana vivace. 12

Donna, se’ tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre,
sua disïanza vuol volar sanz’ ali. 15

La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fïate
liberamente al dimandar precorre. 18

In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s’aduna
quantunque in creatura è di bontate. 21

(Dante Alighieri, Divina commedia, Paradiso, XXXIII Canto)

Oggi vi propongo la parafrasi a modo mio di una delle più belle preghiere mariane che mi sia mai capitato di leggere, uscita dalla penna del poeta italiano per eccellenza, Dante Alighieri.

Siamo nell'ultimo canto del Paradiso. A Dante rimane il più importante passo da fare al termine del suo lungo e straordinario viaggio: vedere Dio.

Per questo motivo San Bernardo intercede presso la Madonna affinché permetta al poeta di completare il suo percorso, e inizia il suo discorso con questa preghiera.

Maria, tu sei vergine e madre, contieni in te la semplicità, l'attesa, la trepidazione di una vergine e la pienezza, la tenerezza, la comprensione di una madre.

Sei figlia del tuo figlio, cioè sei rinata a nuova vita da colui che hai fatto nascere, ti sei lasciata guidare diventando discepola di colui che, bambino, avevi guidato.

Sei un riferimento solido e stabile di consiglio ossia hai la capacità di sciogliere le nebbie del disorientamento e dell'indecisione in coloro che si rivolgono a te orientando le loro vite verso la vera realizzazione.

La tua umanità così semplice e piena ha fatto sì che Dio, che ha creato l'uomo, si innamorasse a tal punto della sua creatura da voler diventare uomo incarnato tramite te.

L'amore ha fatto del tuo ventre un nido caldo dove la vita è potuta germogliare, bella come un fiore.

In cielo noi beati (sta parlando San Bernardo) ti vediamo in tutta la tua bellezza d'amore pieno, in terra i mortali ti sperimentano come una fontana di speranza, come quella che c'è sulla piazza del paese dalla quale l'acqua zampilla vivace, che ti vien voglia di giocarci e che solo a vederla ti mette allegria.

Si dice volare sulle ali della speranza, ma se non ci rivolgiamo a te la nostra speranza non ha ali e rimane a terra, non può volare.

Il tuo amore è così premuroso ed attento che non aspetti che ti domandiamo aiuto, conforto, ma precedi spontaneamente le nostre richieste mille e mille volte, perché... spesso non sappiamo nemmeno esprimere i desideri più profondi che portiamo nel cuore... non li conosciamo.

Tutto quanto di più bello e di più buono esiste negli uomini e nelle donne, come capacità di comprensione, di condivisione della sofferenza e della gioia, di cuore grande e aperto agli altri, tutto questo è raccolto in te.

***

Che immagine viva, bella, appassionata della Madonna, lontana anni luce da quella dolente di certi santini che, vedendoli, ti viene da pensare... ma che disgrazia per Maria aver incontrato Dio... speriamo che non succeda a me!

Maria facci sempre sperimentare quanto sia meraviglioso incontrare Dio nella nostra vita, e non permetterci di rovinare, con le nostre paure e il nostro cuore “stretto”, la tua immagine e quella di tuo Figlio.




domenica 20 gennaio 2013

L'inizio dei segni


In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.
Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui. (Gv 2, 1-12 – Vangelo della II Domenica del T.O. - Anno C)


Che bello questo racconto del Vangelo di Giovanni. Mi piace così tanto che l'ho scelto per il mio matrimonio, sfidando la tendenza degli sposi che non amano scegliere il vangelo delle nozze di Cana, forse perché c'è la disavventura del vino che viene a mancare.

Mi piace perché c'è tutto: la festa, il venir meno del vino che simboleggia la bellezza e l'entusiasmo che possiamo mettere nella vita e nei progetti; ci sono gli amici e la Madre, c'è Gesù che le risponde male, e la Madre - interessandosi più al cuore che alle parole del figlio - si comporta come se Gesù avesse risposto affermativamente alla sua richiesta d'aiuto; c'è la ritualità giudaica con la sua pesantezza spazzata via dal vino nuovo di Gesù.

Riprendiamo qualche punto:

Cosa c'è di più carico di promesse, di attese per il futuro e di buoni propositi che una festa di nozze!
Eppure può accadere che venga a mancare il vino. 

L'acqua serve per sopravvivere, il vino non è necessario, ma proprio il suo essere superfluo dà il senso dell'eccedenza. Il vino è simbolo di festa e di abbondanza.

In altre parole, pur partendo con le migliori intenzioni, nei nostri progetti di vita ci troviamo a volte senza energie, delusi o svuotati. Ecco l'occhio attento di Maria che, da buona madre, non si lascia sfuggire la difficoltà degli sposi. Lei non ha dubbi circa a chi rivolgersi nella difficoltà, ed invita anche gli altri (e noi) a rivolgersi al Figlio.

Quando incontriamo Gesù, portiamo a questo appuntamento tutte le nostre credenze, la nostra idea di Dio, tutto il vecchio che si è incrostato nel nostro cuore, pesante ed immobile come le sei anfore di pietra (Notate: “Sei” numero della imperfezione per eccellenza!)

Gesù arriva e riempie di festosa novità la nostra ritualità (si potrebbe leggere anche routine), una festosità generosa, eccessiva, incomprensibile (che se ne facevano a festa ormai finita di più di 600 litri di vino e per giunta buono?!)
Quando si fa autentica esperienza di Dio saltano tutti i calcoli (ricordate Maria di Betania che “spreca” profumo preziosissimo per i piedi di Gesù! Gv 12,3), non esiste più l'opportunità, ma solo amore, fiducia e speranza portate alla massima espansione. 

Anche situazioni compromesse non solo vengono recuperate, ma valorizzate oltre ogni aspettativa: ne è prova lo stupore del direttore del banchetto.

Che dire allora: vieni sempre Signore Gesù a riempire  col vino nuovo della festa  le nostre vite, a volte vuote come le sei anfore di Cana! E che sia solo l'inizio... 

 

mercoledì 5 dicembre 2012

Luci

Guardo le luci colorate che si riflettono sui vetri della finestra, sullo sfondo buio di una serata di dicembre.

Sarà la mia natura di bastian contrario.

Quando le luminarie sfavillavano mi rifiutavo di unirmi al coro, ora che la crisi ha tolto quasi tutte le luci natalizie dalle nostre case, ho sentito il desiderio -preparando il presepe e l'albero con le mie bimbe- di appiccicare le luci sui vetri della finestra perché si vedessero dalla strada.

Abbiamo bisogno di luce, mai come in questo momento storico, luce che riscaldi e che ci dia una direzione.

La stella cometa è simbolo di questa luce che guida sul cammino verso la scoperta del Bambino Gesù, Stella del mattino, che si fa più luminosa quando la notte è più buia.

Buon Avvento


5 la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l'hanno vinta. (...)
9 Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo. Gv 1, 5.9

mercoledì 3 ottobre 2012

Perfezione



[1] Ora Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, e condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l'Oreb.
[2] L'angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava.
[3] Mosè pensò: "Voglio avvicinarmi a vedere questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?".
[4] Il Signore vide che si era avvicinato per vedere e Dio lo chiamò dal roveto e disse: "Mosè, Mosè!". Rispose: "Eccomi!".
[5] Riprese: "Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!".
[6] E disse: "Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe". Mosè allora si velò il viso, perché aveva paura di guardare verso Dio. (Esodo 3,1-6)
Così, l'atto di togliersi i sandali prima di camminare sul luogo dove si trova il roveto ardente vuole indicare che una realtà santa, per sua stessa natura, non può mai essere posseduta, manipolata, dominata dall'essere umano (…)

In effetti gli essere umani sono a disagio nelle situazioni in cui non sono loro i conduttori e dove quindi la loro parte di vulnerabilità innata viene messa in luce. Questo ci aiuta ancor meglio a capire perché l'esperienza della santità appare particolarmente in contrasto col mondo moderno al punto da diventare incomprensibile a molti nostri contemporanei. (Frére John di Taizé, L'avventura della Santità, 1998, Edizioni Messaggero Padova, pag. 21).


Questa è una parte della riflessione sulla santità di Frére John di Taizé, che prende spunto dal racconto del roveto ardente e dal gesto suggerito da Dio a Mosé di togliersi i sandali.

Ho pensato a quante ansie produce lo sforzo che quotidianamente molti di noi fanno per tenere sotto controllo la propria vita, gli ambienti e le persone che li circondano, e di quanta frustrazione nasce dalla constatazione che, il più delle volte, questo non riesce.

L'incontro con Dio ci aiuta a fare pace con la nostra innata vulnerabilità.

Non siamo perfetti, e per noi questo è un problema! Ma il Signore non ci chiede altra perfezione che quella nell'amore. Il mito della perfezione assoluta cui è sotteso il tentativo di bastare a se stessi, di essere autosufficienti, serve solo ad alimentare il nostro ego che diventa così grande da trasformarsi in una gabbia dove rimaniamo prigionieri, ormai privi della libertà di poterci mostrare nella semplice autenticità di quello che veramente siamo.

[36] Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. (Lc 6,36)
Ricordati, Padre, della tua Chiesa diffusa su tutta la terra: rendila perfetta nell’amore... (Preghiera Eucaristica II)

giovedì 30 agosto 2012

Altrove


Questa mattina, prima del sorgere del sole, sono andata in un paese vicino al mio.

Dovevo fare delle commissioni.

Terminati gli impegni, prima di ripartire sono entrata in chiesa per una visita.


Poche donne nei banchi. Grandi spazi e un altare addobbato per le quarantore.

Dietro l'altare, un enorme drappo rosso, sormontato da una corona che sembrava trapuntata di pietre preziose, scendeva allargandosi verso i lati in mille pieghe.
Sull'altare erano posizionati dei candelabri dorati che si estendevano in una infinità di volute.

Subito ho pensato alla fatica di chi aveva posizionato un'installazione così imponente: è fede anche quella!
Poi è prevalso il senso del “troppo”, quasi da togliere il fiato.

Sono uscita dalla chiesa.

Il sole, appena sorto dalla collina di fronte, sferzava le pietre bianche della scalinata e della piazza, riflettendosi nello zampillo della fontana del paese.

Ho respirato a fondo ed ho pensato a quanto siamo bravi a ricoprire di una moltitudine di ornamenti, fino a renderlo irriconoscibile, quel Gesù di Nazareth che volle essere maestro itinerante senza nemmeno un posto dove posare il capo.

18Vedendo la folla attorno a sé, Gesù ordinò di passare all'altra riva. 19Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, ti seguirò dovunque tu vada». 20Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo». Mt 8, 18-20

Ho intuito come sia bello tornare a seguirlo per le strade, il nostro Maestro, liberi e leggeri, senza strutture e pesi inutili!

Rispetto la fatica e la devozione di coloro che hanno abbellito quella chiesa, ma capisco sempre di più che la fede mi porta altrove.