mercoledì 5 dicembre 2012

Luci

Guardo le luci colorate che si riflettono sui vetri della finestra, sullo sfondo buio di una serata di dicembre.

Sarà la mia natura di bastian contrario.

Quando le luminarie sfavillavano mi rifiutavo di unirmi al coro, ora che la crisi ha tolto quasi tutte le luci natalizie dalle nostre case, ho sentito il desiderio -preparando il presepe e l'albero con le mie bimbe- di appiccicare le luci sui vetri della finestra perché si vedessero dalla strada.

Abbiamo bisogno di luce, mai come in questo momento storico, luce che riscaldi e che ci dia una direzione.

La stella cometa è simbolo di questa luce che guida sul cammino verso la scoperta del Bambino Gesù, Stella del mattino, che si fa più luminosa quando la notte è più buia.

Buon Avvento


5 la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l'hanno vinta. (...)
9 Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo. Gv 1, 5.9

mercoledì 3 ottobre 2012

Perfezione



[1] Ora Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, e condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l'Oreb.
[2] L'angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava.
[3] Mosè pensò: "Voglio avvicinarmi a vedere questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?".
[4] Il Signore vide che si era avvicinato per vedere e Dio lo chiamò dal roveto e disse: "Mosè, Mosè!". Rispose: "Eccomi!".
[5] Riprese: "Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!".
[6] E disse: "Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe". Mosè allora si velò il viso, perché aveva paura di guardare verso Dio. (Esodo 3,1-6)
Così, l'atto di togliersi i sandali prima di camminare sul luogo dove si trova il roveto ardente vuole indicare che una realtà santa, per sua stessa natura, non può mai essere posseduta, manipolata, dominata dall'essere umano (…)

In effetti gli essere umani sono a disagio nelle situazioni in cui non sono loro i conduttori e dove quindi la loro parte di vulnerabilità innata viene messa in luce. Questo ci aiuta ancor meglio a capire perché l'esperienza della santità appare particolarmente in contrasto col mondo moderno al punto da diventare incomprensibile a molti nostri contemporanei. (Frére John di Taizé, L'avventura della Santità, 1998, Edizioni Messaggero Padova, pag. 21).


Questa è una parte della riflessione sulla santità di Frére John di Taizé, che prende spunto dal racconto del roveto ardente e dal gesto suggerito da Dio a Mosé di togliersi i sandali.

Ho pensato a quante ansie produce lo sforzo che quotidianamente molti di noi fanno per tenere sotto controllo la propria vita, gli ambienti e le persone che li circondano, e di quanta frustrazione nasce dalla constatazione che, il più delle volte, questo non riesce.

L'incontro con Dio ci aiuta a fare pace con la nostra innata vulnerabilità.

Non siamo perfetti, e per noi questo è un problema! Ma il Signore non ci chiede altra perfezione che quella nell'amore. Il mito della perfezione assoluta cui è sotteso il tentativo di bastare a se stessi, di essere autosufficienti, serve solo ad alimentare il nostro ego che diventa così grande da trasformarsi in una gabbia dove rimaniamo prigionieri, ormai privi della libertà di poterci mostrare nella semplice autenticità di quello che veramente siamo.

[36] Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. (Lc 6,36)
Ricordati, Padre, della tua Chiesa diffusa su tutta la terra: rendila perfetta nell’amore... (Preghiera Eucaristica II)

giovedì 30 agosto 2012

Altrove


Questa mattina, prima del sorgere del sole, sono andata in un paese vicino al mio.

Dovevo fare delle commissioni.

Terminati gli impegni, prima di ripartire sono entrata in chiesa per una visita.


Poche donne nei banchi. Grandi spazi e un altare addobbato per le quarantore.

Dietro l'altare, un enorme drappo rosso, sormontato da una corona che sembrava trapuntata di pietre preziose, scendeva allargandosi verso i lati in mille pieghe.
Sull'altare erano posizionati dei candelabri dorati che si estendevano in una infinità di volute.

Subito ho pensato alla fatica di chi aveva posizionato un'installazione così imponente: è fede anche quella!
Poi è prevalso il senso del “troppo”, quasi da togliere il fiato.

Sono uscita dalla chiesa.

Il sole, appena sorto dalla collina di fronte, sferzava le pietre bianche della scalinata e della piazza, riflettendosi nello zampillo della fontana del paese.

Ho respirato a fondo ed ho pensato a quanto siamo bravi a ricoprire di una moltitudine di ornamenti, fino a renderlo irriconoscibile, quel Gesù di Nazareth che volle essere maestro itinerante senza nemmeno un posto dove posare il capo.

18Vedendo la folla attorno a sé, Gesù ordinò di passare all'altra riva. 19Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, ti seguirò dovunque tu vada». 20Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo». Mt 8, 18-20

Ho intuito come sia bello tornare a seguirlo per le strade, il nostro Maestro, liberi e leggeri, senza strutture e pesi inutili!

Rispetto la fatica e la devozione di coloro che hanno abbellito quella chiesa, ma capisco sempre di più che la fede mi porta altrove.
 

mercoledì 4 luglio 2012

Marco, l'amico di Pietro



Alcune foto che ho scattato questa estate accompagnano la prima parte di questo mio commento ai vangeli letti durante il mese di luglio. Buon ascolto!

mercoledì 20 giugno 2012

Estate

30Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. 31Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po'». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. 32Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Mc 6,30-32
Il primo caldo “africano” di questo inizio estate, con tutta la spossatezza che porta con sé, mi ha fatto ricordare il brano che vi ho proposto alla lettura.

Abbiamo bisogno di una pausa dai ritmi frenetici della quotidianità, soprattutto se non possiamo permetterci una vacanza con tutti i crismi!

Allora cerchiamo di ritagliarci un momento per riposare il fisico e rigenerare mente e spirito accostando la Parola di Dio.

Prendiamoci cinque minuti, magari in mezzo alla natura -se possiamo- oppure in un angolo tranquillo della casa.

Basta meditare poche righe: un detto, una parabola, un episodio della vita di Gesù.

Assaporiamone tutta la ricchezza, ristorandoci come ad una sorgente di acqua zampillante.

E' un “lusso” che possiamo... dobbiamo concederci!

venerdì 8 giugno 2012

Intrighi



Le tristi notizie di questi giorni sugli intrighi di palazzo in Vaticano mi hanno confermato che in materia di fede, come in amore (se ci pensiamo la fede esprime, o dovrebbe esprimere, la nostra risposta d'amore alla proposta d'amore di Dio), non ci sono garanzie. Non basta aver fatto una scelta di adesione all'inizio, serve riconfermarla ogni giorno.

A dispetto di quanto credevo quando ero più giovane, ho compreso col tempo che la scelta della vita religiosa non è, di per sé sola, garanzia di maggior vicinanza a Dio, anzi, in un contesto come il nostro in cui sono “saltati” tutti i ruoli sociali tradizionali, sono maggiormente in crisi le categorie che rivestono i ruoli ritenuti in passato più significativi, tra tutti il pater familias ed il prete!!

Penso inoltre che non a caso spesse volte Gesù ha messo in guardia i suoi discepoli dai rischi nell'indulgere con la ricchezza o col potere. 
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza». Lc 16,13

33Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». 34Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. 35Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servitore di tutti». Lc 9, 33-35 
 Le attuali vicende non fanno altro che confermare le previsioni del Signore Gesù, che ha scelto il servizio ai fratelli come fine e anche come mezzo. Significativo è il brano delle tentazioni dove il diavolo cerca di convincere Gesù a fare il bene ma usando i suoi metodi, e riceve da Gesù un rifiuto categorico.
1 Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. 2Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. 3Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di' che queste pietre diventino pane». 4Ma egli rispose: «Sta scritto:
Non di solo pane vivrà l'uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».
5Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio 6e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti:
Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo
ed essi ti porteranno sulle loro mani
perché il tuo piede non inciampi in una pietra».
7Gesù gli rispose: «Sta scritto anche:
Non metterai alla prova il Signore Dio tuo».
8Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria 9e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». 10Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti:
Il Signore, Dio tuo, adorerai:
a lui solo renderai culto».
11Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano. Mt 4, 1-11 

La lezione dell'amara cronaca di questi giorni è quindi quella di tornare sempre alla fonte, a Gesù Cristo Signore, e all'insegnamento che ci ha dato con la sua Parola e con la sua vita, ricordandoci che la sua ricetta d'amore, l'unica che sa renderci autenticamente felici, ci richiede sempre di invertire la scala dei valori rispetto alla ricetta di affermazione personale che ci propone la mentalità corrente, ne fosse portatore anche un cardinale!